Ford intende meritarsi gli auguri per i suoi 100 anni
Dearborn, 18 - Nel 2003 Ford compirà 100 anni. Le celebrazioni sono già da tempo in fase di organizzazione: il culmine sarà
a giugno, con tanto di parata e rievocazione del primo quadriciclo che uscì da una officina nei dintorni di Detroit nel 1903.
Da allora l’espansione della Casa ha portato ai 110 impianti produttivi che oggi vanta nel mondo. Nel 1908 nacque la leggendaria
Ford T, primo esempio della produzione di serie su una catena di montaggio, che tanto contribuì a rappresentare l’ideologia
industriale del nostro tempo attraverso il fordismo-taylorismo.
Eppure per molti analisti americani Ford avrebbe ben poco da festeggiare. Al centenario infatti il secondo costruttore mondiale
arriva con il bilancio più pesante della sua storia, i 5,45 miliardi di dollari di passivo del 2001, un piano di taglio dei
costi oneroso economicamente e socialmente, 9 miliardi da risparmiare e 17.000 posti di lavoro da eliminare, e il ricordo
dell’estate 2000 quando Ford visse il più doloroso richiamo nella storia americana, i 6,5 milioni di pneumatici Firestone
tolti dal mercato e montati sul SUV Explorer, che in pratica annullò i 7,2 miliardi di utili che Ford registrò nel 1999. Il
2003 viene affrontato senza novità di rilievo in termini di prodotto, e dunque a difesa della quota mercato negli USA, oggi
al 21,5 % dal 25 % del 1995. Una difesa che aggiungendosi alla riduzione dei costi sta portando il gigante di Dearborn a litigare
con sindacati, fornitori e i propri concessionari.
Ford paga anche la vocazione globale del Gruppo, che risale al 1979, quando rilevò il 25 % di Mazda. Nel 1987 acquistò poi
la società di noleggio Hertz e nel 1989 spese 2,5 miliardi di dollari per acquisire la prestigiosa Casa britannica Jaguar.
Dieci anni dopo fu la volta di Volvo Auto, per cui spese 6,45 miliardi di dollari, e nel 2000 del marchio Land Rover.
Una strategia costosa quella di acquisire aziende e marchi esteri (la divisione di lusso PAG è improduttiva), comune alle
Big Three, laddove le rivali nipponiche non tentano mai di rilevare nulla, investendo solo per espandere se stesse. Ford è
anche la più debole tra le Case americane per capitalizzazione di Borsa: vale 17,5 miliardi di dollari contro i 21,3 di GM
e i 34,4 di DC (quotata a Francoforte e New York). È anche la più indebitata, 167 miliardi di dollari tra obbligazioni e fondo
pensione, che rifinanzierà nel prossimo biennio, quindi con il rating più basso. Ha però ingenti liquidità di cassa, circa
25 miliardi di dollari, che il Gruppo dovrà saper gestire per rinnovare completamente il processo produttivo.